Zes, la proposta della Cisl, “un tavolo tecnico per discutere di come procedere affinché diventino una realtà”

Posted on gennaio 15, 2020, 5:02 pm
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“Le Zone Economiche Speciali sono una grande opportunità per i nostri territori, la capacità di attrarre imprese con gli incentivi fiscali e normativi, sotto forma di credito di imposta e di semplificazioni amministrative, è una delle chiavi di volta per lo sviluppo, ma se non si impronta alla base una strategia che interviene eliminando i gap che, da sempre, condizionano la nostra economia come ad esempio i tempi della burocrazia, le carenze infrastrutturali, rischiano di restare un’occasione persa come tante”. Così il segretario generale Cisl Palermo Trapani Leonardo La Piana, ha aperto l’incontro “ZES e Autonomia Speciale. Quali percorsi decisionali per un nuovo modello di sviluppo”, organizzato dalla Cisl Palermo Trapani, che si è svolto presso la ex Chiesa di San Mattia ai Crociferi a Palermo. “Come tutte le grandi questioni rappresentano allo stesso tempo una sfida e una opportunità – ha aggiunto La Piana -. A nostro avviso però, c’è un gap, che è quello, a nostro avviso, del necessario maggior coinvolgimento dell’Università e della Ricerca nelle fasi progettuali delle Zes in particolare nell’individuazione de nuovi insediamenti produttivi, innovazioni tecnologiche e delle nuove professionalità che si stanno formando nei nostri territori. Allo stesso tempo riteniamo possa essere essenziale anche un ruolo nuovo e più incisivo del sindacato. Per questo lanciamo un appello alla Regione affinché insieme ai protagonisti di questa iniziativa, industriali, autorità portuale, università, istituti di credito ed enti locali, si possa discutere in un tavolo tecnico di come procedere affinché le Zes diventino una realtà, partendo dall’unica vera possibile strategia: quella di dotare tutto l’apparato industriale locale di vantaggi essenziali che permettano successivamente il salto internazionale degli investimenti rivolti ai nostri territori, superando quindi quel gap di competitività di cui spesso le nostre aree depresse soffrono”. Tutto partendo dagli esempi internazionali, come il porto di Tangeri in Marocco che ha visto ad esempio la creazione di 60 mila posti di lavoro ed un incremento delle esportazioni per oltre 2,6 miliardi di euro proprio grazie alle Zes. “Le Zone Economiche Speciali, nella loro fase attuativa non devono pensarsi od immaginarsi come delle oasi, aree chiuse, slegate cioè dai loro territori di riferimento, e soprattutto non si può partire dall’assunto che nascono per riproporre in ‘altra salsa’ ciò che già esiste”. “Il Mezzogiorno deve diventare uno dei più grandi hub logisitici del Mediterraneo con l’obiettivo di aprire l’Italia agli scambi con le economie emergenti del Medio Oriente e del Nord Africa”. “Per utilizzarle al massimo nel rilancio dei due territori di Palermo e Trapani, ha ribadito poi La Piana “le Zes come scrive lo Svimez, potrebbero rappresentare una grande opportunità di rilocalizzazione per le imprese italiane ed europee, che dopo tanti anni di delocalizzazione dell’attività produttiva verso le economie emergenti alla ricerca dei costi di lavoro più bassi, tendono a ricollocarsi nei mercati di origine riportando i processi produttivi all’interno dei confini nazionali. Per far questo, serve snellire sul serio, senza sé e senza ma, la complessità dei sistemi normativi e amministrativo burocratici. Li si annidano tutti quei meccanismi che rallentano, impediscono, demotivano, costano; li si annidano i germi e gli effetti della mafia che purtroppo ancora in questa area sono molto presenti”. Un altro tema posto dalla Cisl è quello legato ai contratti di lavoro di nuovi possibili posti che sorgerebbero dai progetti legati alle Zes. “Siamo pronti a siglare, qualora possibili, patti per assicurare flessibilità ma al contempo lavoro legale, sicuro, garantito e dove vengano applicati i contratti collettivi nazionali e non quelli pirata che stanno distruggendo, tutta una serie di elementi di civiltà anche nell’ambito del lavoro”. A tracciare un quadro tecnico subito dopo la relazione del segretario La Piana, è stato Antonio Purpura professore ordinario di Economia industriale all’Università degli Studi di Palermo. “Per quanto promettano bene, almeno negli obiettivi posti, le Zes partono a nostro parere da un assunto errato, quello che vede i distretti produttivi indicati dalla Regione come punti di forza, mentre sappiamo già che finora non hanno certo spinto lo sviluppo della nostra terra. Senza un piano strategico che tenga conto del settore della Ricerca e senza il contributo dell’Università, le Zes hanno criticità strutturali, alle quali però si può ancora porre rimedio con un dialogo costruttivo fra mondo delle imprese, sindacati e università”. All’incontro moderato dal vice direttore responsabile del Giornale di Sicilia Marco Romano, è intervenuto il segretario generale aggiunto Cisl nazionale Luigi Sbarra. “Le Zes rappresentano una grande occasione per attrarre nuovi investimenti e avviare finalmente la fiscalità di vantaggio che possa incoraggiare le imprese nazionali ed estere a investire qui al Sud. Palermo e Trapani fanno parte di un territorio che si presta molto ed è necessario lavorare sul tema della fiscalità, della semplificazione burocratica, sul risveglio della impresa privata. Per questo lanciamo la nostra proposta di un grande Patto nazionale per la Coesione e lo Sviluppo mettendo insieme come sta facendo la Cisl palermitana istituzioni, industrie, tutti gli enti coinvolti per far ripartire la crescita, lo sviluppo, la ricerca puntando su formazione, innovazione tecnologica, infrastrutture. Questo stiamo chiedendo al Governo nazionale , rafforzare la copertura finanziaria perché a due anni dalle istituzioni è ora ache le Zes diventino realtà, e bisogna adesso incalzare affinché abbiano effetti concreti sul Mezzogiorno, perché se riparte la Sicilia riparte il Sud e con esso tutto il Paese. E invece purtroppo manca una strategia di base, se il Governo nazionale vuole davvero dare risposte al Sud deve sbloccare tutte le risorse bloccate destinate alle infrastrutture, far ripartire l’edilizia scolastica, mettere in sicurezza tutto il territorio nazionale, avviare investimenti pubblici”. Per Sebastiano Cappuccio segretario generale Cisl Sicilia, “la Cisl rilancia il tema delle Zes perché è giunto il momento di passare alla fase attuativa, e per farlo serve il coinvolgimento di tutti i soggetti coinvolti a partire dal Sindacato e dal mondo delle imprese. Il 2020 deve segnare la svolta altrimenti la nostra regione non potrà ripartire mai e per farlo serve prima di tutto puntare sulle infrastrutture che sono da sempre il nostro maggiore gap. Facciamo un Patto per la nostra terra, lavoriamo insieme per dare risposte ai nostri giovani che sono costretti ad andare via alla ricerca di un futuro”. Per la Regione, l’intervento dell’assessore regionale alle Attività produttive Girolamo Turano “Il piano che abbiamo improntato per le Zes, è stato approvato da tutti gli enti preposti al controllo, siamo convinti che nei prossimi mesi riusciremo a ottenere i primi risultati. E’ un buon strumento ma non potrà risolvere tutti i mali di cui soffre il tessuto economico della Sicilia. Il 2020 inoltre per noi sarà l’anno della innovazione tecnologica e della ricerca, su questo punteremo utilizzando tutte le risorse disponibili. Contiamo inoltre di approvare anche una riforma del settore del Commercio” e raccogliendo l’appello della Cisl aggiunge “certo serve il confronto con tutti, siamo pronti a ricevere il contributo dell’Università e del Sindacato”. Da Gaetano Armao assessore regionale all’Economia, un messaggio recapitato al sindacato per ribadire “che la Regione porrà le condizioni per avviare i vantaggi fiscali previsti dalle Zes”. Critico sul mancato coinvolgimento del mondo delle imprese è invece il vicepresidente vicario di Sicindustria, Alessandro Albanese, “Se siamo qui a dire che le Zes sono uno strumento fatto e pensato per le imprese, possiamo anche non parlare più. Il modello è sbagliato, pensato male e attuato peggio. Per ottenere qualche risultato si sarebbe dovuta individuare una macro-area sulla quale concentrare le risorse e, invece, si è scelto come sempre di disperderle. Una cosa è certa: prima di defiscalizzarlo, il reddito lo devo produrre e in Sicilia mancano le condizioni primarie. Occorre sedersi attorno a un tavolo tutti insieme, imprese, sindacati, università, politica per concorrere alla creazione di un modello di sviluppo che parta da tre fattori essenziali: produzione, innovazione e formazione”. Sollecita la sinergia fra tutti gli attori interessati anche il presidente dell’Autorità Portuale di Sistema della Sicilia occidentale Pasqualino Monti, “non c’è dubbio che tutte le agevolazioni previste dalle Zes devono mettersi in pratica e migliorare sin da subito la capacità attrattiva, partendo dai nostri porti che devono diventare punti strategici di interscambio, puntando sul miglioramento della logistica. Oggi più che mai c’è la certezza che esistono diverse funzioni che vanno messe in rete, bisogna creare una sinergia per far sì che le Zes diventino realtà”. Per Unicredit Sicilia l’intervento di Salvatore Malandrino, Regional Manager. “UniCredit ha messo a disposizione un plafond da un miliardo di euro, con l’obiettivo di essere partner finanziario delle imprese che vogliono investire nelle Zone Economiche Speciali in Sicilia, attraverso l’offerta di strumenti creditizi e finanziari, strutturati in funzione della tipologia di investimento. La banca sta anche lavorando in sinergia con la Regione siciliana per promuovere le ZES siciliane e le relative misure all’estero, sia nei confronti di potenziali investitori sia verso chi, già presente in Sicilia, vuole approfittare delle opportunità per svilupparsi ulteriormente e rafforzare il proprio posizionamento” . A portare il salute per l’Anci Sicilia il presidente Leoluca Orlando e con lui l’assessore comunale alle Attività Economica di Palermo Leopoldo Piampiano, “Siamo pronti – hanno detto – a sfruttare al massimo le potenzialità delle Zone Economiche Speciali , a farne occasione di sviluppo per tutti i comuni. Fondamentale partire dallo snellimento burocratico, le imprese devo accedere facilmente a tutto ciò che riguarda i servizi della pubblica amministrazione”.