Ribellarsi al racket non è facile. Chi ci delegittima lo ricordi

Posted on ottobre 04, 2013, 6:08 pm
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Fonte: livesicilia.it di Rosalia Bonfardino

L’attacco degli imprenditori di Confindustria al dibattito con le vittime del racket. Il segretario della Cisl Maurizio Bernava lancia una proposta: Entro ottobre una grande mobilitazione comune per la legalità

 

Una grande mobilitazione per la lotta alla mafia da realizzare entro la fine di ottobre e una serie di iniziative comuni per contrastare Cosa nostra. A discuterne in occasione della quinta giornata del Festival della Legalità, l’evento organizzato dalla Zerotre e dall’Associazione Villa Filippina dedicato ai temi della legalità e della lotta criminalità, il vicepresidente di Confindustria Sicilia Gregory Bongiorno, il vicepresidente di Confindustria Palermo Giuseppe Todaro e il segretario della Cisl in Sicilia, Maurizio Bernava. A moderare il dibattito il giornalista Claudio Reale.
A partire da un’accusa. Un atto d’accusa grave contro chi, dopo le denunce come quella di Bongiorno, ha attaccato a testa bassa l’imprenditore trapanese: “Voglio dire a quei deficienti che delegittimano le denunce, che ribellarsi al racket non è un percorso facile, non porta vantaggi se non con la propria coscienza – ha detto Todaro -. I distinguo non fanno bene a questo percorso”. Proprio partendo da questo, dall’unità del fronte, è arrivata la proposta di Bernava: “Entro il 31 ottobre – ha detto il segretario della Cisl – tutte le parti sociali, il mondo dell’associazionismo, la società civile devono scendere in piazza. Dobbiamo lanciare un messaggio forte alla politica”.
In merito all’incendio scoppiato ieri notte in un negozio di via Garzilli, a Palermo, Giuseppe Todaro ha voluto precisare che “è ancora presto per parlare di racket”. “Nell’ultimo anno – continua -, il trend delle denunce é cambiato. C’è, però, ancora tantissimo da fare. La mafia non é sparita, non abbassate la guardia, ma insieme possiamo sconfiggerla”.
Un messaggio importante quello lanciato da Todaro a tutti coloro che ancora oggi sono vittime dell’estorsione. “Ho pagato il pizzo dal 1995 al 2005, ma poi me ne sono liberato. É sbagliato pensare che chi prima pagava poi non possa denunciare. Ieri farlo era quasi obbligatorio per non perdere l’azienda. Oggi si può denunciare”. Una consapevolezza e un coraggio arrivati dopo dieci anni anche grazie al contributo di associazioni come Addio Pizzo. “Oggi denuncerei di nuovo e forse lo farei anche prima. Ormai sono tante le associazioni, una tra tutte Addio Pizzo, che danno aiuto e sostegno. Grazie a loro non mi sono sentito solo”.
A spiegare i contorni entro i quali si muove oggi la criminalità organizzata, Maurizio Bernava. “Oggi la mafia é cambiata. Non c’é più lo stesso fiume di sangue ma c’é il traffico di denaro. Oggi approfitta della crisi per acquistare consensi”. Tra le sfide lanciate dal segretario della Cisl, quella di una grande manifestazione comune entro fine ottobre “perché la mafia ancora sottrae il futuro soprattutto ai giovani e costringe a chiedere un favore quando invece si potrebbero scegliere altre strade”.
Nel mirino di Bernava, poi, i pochi passi compiuti dal Governo nazionale per contrastare il fenomeno mafioso. “Lo Stato non si é mosso particolarmente per la lotta alla mafia, ed è opportuno che noi facciamo partire il nostro fronte. I partiti devono smetterla di perdere tempo e devono dare una spinta forte intorno ai concetti di legalità”. Sulla stessa scia anche Todaro: “Vorrei che la politica dica di vergognarsi di ciò che ha fatto finora e sia pronta a cambiare atteggiamento”.
Una scelta immediata, invece, quella di Gregory Bongiorno, nel denunciare i suoi estorsori, in un Comune, quello di Castellammare del Golfo, oggi ancora indietro nella ribellione a Cosa nostra. “Chi oggi fa una scelta tanto importante viene anche criticato. Solo se si sono vissuti questi attimi si può comprendere il perché di determinate scelte. Mi sono bastati tre minuti, il tempo di fare una chiamata ai carabinieri. Questo anche perché rispetto al passato le cose sono cambiate”.
Dopo il dibattito “Un fronte comune per l’antimafia”, i ragazzi dell’associazione “Quelli della Rosa Gialla” hanno messo in scena sul palco di Villa Filippina un estratto del musical “Petali nel blu”, spettacolo di sensibilizzazione contro l’abuso di alcol e le stragi del sabato sera. Un modo, tra l’altro, per far conoscere il quartiere di Brancaccio, in cui è nata l’opera, come luogo in cui si combatte la mafia attraverso la cultura, l’educazione, il teatro e in particolar modo il musical.
“La nostra associazione prende il nome dal fiore preferito di Padre Pino Puglisi – spiega il presidente Pippo Sicari -. Oggi mettiamo in scena un estratto di un musical già visto da ventisettemila studenti che ha tratto spunto dalla consapevolezza che Palermo è oggi, insieme a Verona, la città con il più alto tasso di mortalità per le stragi del sabato sera”.
Durante la performance i ragazzi dell’associazione hanno invitato gli studenti in platea ad osservare un minuto di silenzio per i migranti morti a Lampedusa. Alla loro memoria è stata dedicata la canzone “Hallelujah”.