Rapporto Industria Cisl, Bonanni: “Migliaia i posti di lavoro a rischio”

Posted on luglio 19, 2014, 8:09 am
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“Occorre costruire un progetto orientato allo sviluppo, la qualità della vita, l’ambiente, le reti d’investimento private e pubbliche, l’energia e le infrastrutture. Questa la via di uscita per un’Italia bloccata che la Cisl propone attraverso il confronto e la collaborazione di tutti i soggetti responsabili”.

 

Roma, 19 luglio 2014 – “Basta con le chiacchiere e le ricette fumose. Senza l’impegno di tutti non si va da nessuna parte. Purtroppo siamo ancora ben lontani dall’uscita della crisi economica e sociale. Non possiamo continuare a perdere centinaia di migliaia di posti di lavoro senza che ci sia un impegno straordinario di tutti. La via di uscita per un’Italia bloccata e in ripiegamento, con divari sociali crescenti, non può essere affidata ai soli margini di flessibilità che l’Unione Europea può concederci, necessari ma non risolutivi dei nostri nodi strutturali”. E’ quanto sottolinea il Segretario Generale della Cisl, Raffaele Bonanni dai microfoni di Labor Tv, la web TV della Cisl (VIDEO) commentando l’XI Rapporto Industria della Cisl dal quale emerge che nel corso del 2014 i lavoratori a rischio di perdita di lavoro è di 136.616 unità, in aumento di 13.486 unità rispetto alle previsioni del 2013.
“Il Rapporto Industria e mercato del Lavoro della CISL – sottolinea Bonanni – propone una via alla crescita, da affrontare attraverso il confronto e la collaborazione di tutti i soggetti responsabili che devono assumere impegni reciproci di carattere politico, imprenditoriale e sindacale. Questo è quello che chiediamo al Governo Renzi. Per crescere, occorre pensare all’oggi ed al medio periodo, per il quale occorre rivitalizzare la domanda interna, per i consumi e soprattutto per gli investimenti, drammaticamente crollati negli ultimi anni. Per crescere, dobbiamo costruire un Progetto “Italia 2020″, orientato allo sviluppo e alla domanda d’innovazione dei territori, alla qualità della vita e dell’ambiente, alla progettualità, alle reti d’investimento private e pubbliche, all’energia e alle infrastrutture. Occorre soprattutto disporre di progetti d’investimento territoriali validi e remunerativi, sostenuti da buone capacità imprenditoriali e da nuovi canali finanziari, a partire da una potenziata Cassa Depositi e Prestiti, che mobilitino il risparmio nazionale e attraggano investitori dall’estero. Dobbiamo anche avere la forza – conclude Bonanni – di trasformare la capacità di governance delle amministrazioni nazionali e territoriali, che oggi, per lentezza e mancanza di coordinamento, è un freno alla crescita”.
Rincara la dose il Segretario confederale della Cisl Luigi Sbarra, responsabile del Dipartimento Industria e mercato del lavoro della Cisl sottolineando la necessità di “fare oggi ogni sforzo per scongiurare una preoccupante prospettiva di stagnazione dai confini temporali incerti, ulteriori ristrutturazioni, crisi aziendali e ridimensionamenti dell’occupazione, aumento del divario fra il Mezzogiorno e le altre aree del paese.Il ciclo negativo dell’industria – ricorda Sbarra – non è ancora superato, dopo sei anni di crisi che sono costati la perdita di 900.000 posti di lavoro dal 2008 al 2013. Nel 2014 sono a rischio quasi 140.000 posti di lavoro, mentre i livelli produttivi sono quasi fermi.
L’Italia non può permettersi di perdere il proprio patrimonio di capacità industriali, per l’oggi e per le nuove generazioni.
Le sole azioni per l’ulteriore modifica del mercato del lavoro rischiano di essere inutili, se non dannose, creando una pericolosa altalena fra attese ed incertezze.
Ci si dovrebbe concentrare solo su ciò che è rimasto incompiuto, vale a dire il necessario allargamento delle tutele in caso di crisi aziendale e disoccupazione, il contrasto al falso lavoro autonomo e il decollo delle politiche attive del lavoro, per frenare la disoccupazione e il crescente ricorso agli ammortizzatori sociali.
Nell’immediato, è invece necessario mobilitare tutte le risorse disponibili, quelle nazionali e quelle dei Fondi europei, superando lentezze e ritardi, per orientarle al sostegno dell’ innovazione d’impresa, ai progetti infrastrutturali ed energetici.
Allo stesso tempo occorre finalmente aprire il capitolo di una nuova politica industriale che faccia leva sul rilancio delle attività manifatturiere, che appare eclissato dalla rincorsa alle emergenze e da una generica invocazione alle riforme.
Si dovrebbe, con un’adeguata governance e una forte finanza di sostegno anche non bancaria, orientare gli investimenti pubblici e privati su una direttrice di politica industriale che salvaguardi gli asset strategici con un governo attivo delle crisi aziendali ancora aperte e che faccia leva su progetti trainanti che partano dai bisogni dei territori, come il miglioramento del capitale umano, la riqualificazione delle città e dei servizi urbani, il risparmio energetico e le fonti rinnovabili, la messa in sicurezza del territorio e degli edifici pubblici , la gestione dei rifiuti, i trasporti e logistica.
La politica industriale, – conclude il Sbarra – rinnovata nella governance, anche a livello regionale e locale, dovrebbe agire come stimolo per progetti d’investimento proiettati nel futuro, favorendo la partecipazione all’innovazione di attori diversi, le imprese, le filiere innovative, le banche, le Università, i centri di progettazione e di ricerca”.

Secondo la stima della Cisl contenuta nell’XI Rapporto Industria della Cisl, mercato del lavoro, contrattazione nel corso del 2014 i lavoratori a rischio di perdita di lavoro è di 136.616 unità, in aumento di 13.486 unità rispetto alle previsioni del 2013.
In costante crescita il numero di interventi per le persone che hanno perso il lavoro. Fra il 2010 e il 2013, aumenta del 66,5% fino a 2.186.358 di interventi di sostegno nel 2013. L’incremento maggiore riguarda i lavoratori in mobilità (+81,8%), che sono 217.597 nel 2013.
Nei primi mesi di quest’anno i dati sulla produzione industriale hanno deluso le aspettative, seppur modeste di crescita. Ciò dopo sei anni di crisi che hanno provocato una caduta drammatica dell’attività produttiva: rispetto alla fase più alta del ciclo precedente (2007-2008), la produzione industriale si è contratta di un quarto, la capacità produttiva intorno al 15%, i consumi delle famiglie di circa l’8%, gli investimenti del 26%.
La crisi ha colpito soprattutto l’industria manifatturiera e le costruzioni, che hanno subito complessivamente (2008-2013) circa l’89% della diminuzione totale degli occupati, rispettivamente con 482 mila e 396 mila occupati in meno.
Solo le esportazioni, tornate nell’ultimo trimestre del 2013 quasi ai livelli della fine del 2007, hanno impedito una caduta catastrofica dei livelli produttivi.
Nel 2013 nel Mezzogiorno il PIL si è ridotto del 4% e le Unità di Lavoro del 4,5%; al polo opposto, nel Nord-ovest, il PIL è sceso dello 0,6% e le Unità di Lavoro dello 0,3%.
Nei settori industriali c’è un mix di ripresa e recessione. Dal lato della produzione, sette settori sono tendenzialmente in ripresa (metallurgia, mezzi di trasporto, gomma e materie plastiche, prodotti chimici e farmaceutici, prodotti tessili e abbigliamento, alimentari). Cinque settori sono in recessione (apparecchiature elettriche e non elettriche, prodotti petroliferi raffinati, macchinari e attrezzature, computer e prodotti elettronica e ottica, energia elettrica, gas e acqua).
Nel Rapporto sono espresse, inoltre, le proposte di dettaglio su cui la CISL intende avviare un ampio confronto in particolare sui temi:
 

  • dell’Unione Europea, che deve porre al centro delle proprie politiche il perseguimento di una crescita sostenibile;
  • della Politica Industriale, con la costruzione di un’Agenda per l’ “Italia 2020”;
  • dell’ efficienza ed efficacia nell’impiego dei Fondi Europei;
  • delle Politiche dell’energia e delle Infrastrutture, quest’ultime attraverso il Fondo di Sviluppo e Coesione e la Cassa Depositi e Presititi
  • delle Politiche per il lavoro.
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