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Porto di Trapani, Fit Cisl “subito tavolo tecnico fra parti sociali, istituzioni e imprenditori”

Posted on giugno 25, 2014, 12:34 pm
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Una riduzione di occupati fra i lavoratori portuali pari a circa il 36%, personale posto in mobilità tra il 2012 e il 2013, mentre buona parte dei restanti lavoratori si trova in cassaintegrazione, tutto per l’assenza di traffici. La crisi sofferta dal porto di Trapani appare evidente soprattutto analizzando i dati del traffico merci calato notevolmente, oggi sono solo 3 le compagnie (CMA, Hapag Lloyd, Tarros) alcune delle quali non con cadenza settimanale, a giungere al porto. Sconcertante anche il dato relativo alle navi passeggeri e commerciali, fino al 2012 facevano tappa al porto di Trapani le navi di linea per Livorno, Cagliari, Tunisi, Civitavecchia, oggi da Trapani è possibile raggiungere solo ed esclusivamente Pantelleria e le Isole Egadi. Solo dal punto di vista turistico il porto ha registrato un incremento degli approdi legato soprattutto al traffico della navi da crociera con quasi 2 -3 approdi settimanali. Sono dati preoccupanti sullo stato di crisi del porto di Trapani emersi durante l’incontro il ‘Porto di Trapani prospettive e sviluppo’, organizzato dalla Fit Cisl che si è tenuto presso la Camera di Commercio di Trapani. Tre le richieste della Cisl per rilanciare il porto della città e con questo anche le infrastrutture e l’economia della provincia:

– un tavolo fra istituzioni locali e regionali, parti sociali e imprenditoriali per rilanciare i progetti di sistemazione del porto e il suo sviluppo;
– la realizzazione dei lavori più urgenti quali il dragaggio dei fondali, la scarsa profondità infatti negli ultimi anni ha impedito ad alcune di tipologie di navi container (le più grandi) di poter attraccare, il completamento dei lavori della banchina Ronciglio oltre alla creazione di nuovi piazzali operativi di supporto all’evoluzione di traffici;
– ridare al porto di Trapani “dignità” attraverso la re-istituzione dell’Autorità portuale (anche come presidio di un’Autorità più ampia che programmi le attività per il rilancio dello scalo), un Ente dunque, sia esso Autorità Portuale o presidio trapanese di un’unica Autority siciliana, che programmi le attività per il rilancio dello scalo.

“Per rilanciare subito il futuro del porto di Trapani – ha affermato Amedeo Benigno regionale Segretario regionale Fit Cisl Sicilia – è necessario realizzare subito queste opere, da tempo sono pronti i progetti ma non sono stati ancora stanziati i fondi necessari. Chiediamo dunque alle istituzioni un forte impegno per reperire le somme e avviare subito questi lavori, dai quali dipende lo sviluppo dell’infrastruttura e dei posti di lavoro al porto di Trapani. E’ ora di giungere ai fatti e per farlo serve sinergia a tutti i livelli attraverso un tavolo che metta insieme le competenze e che detti tempi certi con un protocollo di intesa. Bisogna guardare a tutte le infrastrutture del territorio, ai collegamenti fra i porti e gli aeroporti di Palermo e Trapani, alla rete ferroviaria che è abbandonata, a tutte le priorità che possano rilanciare il territorio”. A giovare degli investimenti per le infrastrutture, ricorda la Fit Cisl, sarebbe prima di tutto l’imprenditoria locale. “Gli investimenti diventano logica conseguenza di un piano di sviluppo – ha aggiunto Giovanni Montana Segretario presidio Fit Cisl di Trapani -, il porto ha le potenzialità ma servono i fondi per rendere accessibili e fruibili le sue aree, tutto tenendo conto della posizione di Trapani grazie alla quale potrebbe diventare nodo strategico per le rotte Est – Ovest che collegano con Oriente e Medio Oriente e per le rotte che collegano con il Nord Africa”. Da quando è stata dismessa l’Autorità portuale di Trapani, lamenta il sindacato, l’amministrazione marittima si è occupata del ruolo di vigilanza ma restano disattese le richieste di ricerca di nuovi traffici che non spettano alla Capitaneria ma che sono prerogativa di un ente preposto alla promozione di attività commerciali ed industriali.
“La presenza di un ente che a livello regionale, tenendo conto delle peculiarità del porto, possa programmarne lo sviluppo, continuare a implementare le attività di attracco delle navi da crociera e investire gli introiti nell’infrastruttura portuale – ha aggiunto Mimmo Milazzo Segretario Cisl Palermo Trapani – a questo punto appare necessaria, e per coniugare gli interventi, chiediamo l’attivazione del tavolo tecnico proposto dalla Federazione trasporti della Cisl, che unisca forze imprenditoriali, parti sociali, e istituzioni locali e regionali, per programmare tutti insieme lo sviluppo dell’area portuale trapanese. Rendiamo subito cantierabili gli interventi da realizzare, il porto è fondamentale per l’economia della città di Trapani, fa parte del suo patrimonio naturale, da anni c’è un vuoto amministrativo che è stato ignorato, è ora di dare risposte per dare slancio al futuro di Trapani. Bisogna sviluppare la vocazione di porto commerciale e per questo serve interlocuzione seria con i soggetti istituzionali del territorio”.
Sul fronte dei lavori, la Fit lamenta, “lo scorso anno sono stati tagliati i pali di cemento armato che erano posti lungo lo specchio acqueo della banchina Isolella, ma ciò non basta, il grande problema del porto di Trapani – ha commentato il rappresentante Fit Cisl presidio Trapani Rosanna Grimaudo – è quello dell’escavazione dei fondali. I nostri fondali arrivano a 8 metri mentre sarebbe necessaria la profondità di almeno 12 per consentire alle navi con un pescaggio maggiore di poter entrare ed approdare a Trapani”. Al dibattito ha preso parte anche l’assessore comunale alla
Valorizzazione e gestione del territorio e della costa della città di Trapani Antonino Giglio “il piano regolatore del porto di Trapani – ha affermato l’assessore – risale al 1962 da allora il documento non è più stato rinnovato è rimasto nella forma di allora che era poco più di uno schizzo, di certo, non sufficiente per la programmazione delle attività del porto, del suo sviluppo commerciale, turistico, infrastrutturale. Il comune è pronto a collaborare ma per redigere il nuovo piano serve la presenza di un ente, prima rappresentato dall’Autorità portuale, che possa programmare tutte le azioni necessarie con un nuovo piano che dialoghi con gli strumenti di pianificazione del comune di Trapani”. D’accordo sulla necessità delle infrastrutture anche il Presidente di Confindustria Trapani Gregory Bongiorno “gli investimenti sono necessari perché oltre a dare slancio alle infrastrutture , creano anche occupazione dando ossigeno all’indotto, e di questo abbiamo bisogno oggi soprattutto in un territorio come quello di Trapani, dove non giungono investimenti dai tempi della coppa America. Bisogna subito rilanciare il porto per aiutare l’imprenditoria locale, con infrastrutture e lavori come il dragaggio, l’aumento dei fondali, le nuove banchine. Perché il futuro del porto di Trapani è legato strettamente al futuro del turismo, la cantieristica navale, l’economia della città. Siamo disponibili a sederci attorno al tavolo con i sindacati e le istituzioni” . Infine l’assessore regionale
alle Attività Produttive Linda Vancheri è intervenuta sulla questione dell’Autorità portuale “siamo d’accordo sulla necessità di sederci attorno ad un tavolo tutti insieme, prima di tutto, per elencare le priorità alle quali bisogna dare risposta per supplire l’assenza dell’ente. Tutto per presentare queste istanze del territorio di presidio portuale al Ministero, insieme però dobbiamo prima di tutto calendarizzare subito gli interventi urgenti. La logica della autorità portuali della Sicilia va inquadrata negli obiettivi di sviluppo degli interporti, dei nodi strategici per il turismo, dei traffici di merci che possano sviluppare le specificità dei singoli porti, come ad esempio lo è la posizione del porto trapanese”. Sul fronte dei fondi europei degli investimenti per le infrastrutture, ha concluso l’assessore Vancheri “stiamo preparando un testo unico che porterà la Regione a dare le linee guida per la programmazione al fine di spendere subito le risorse economiche per tutte le attività produttive dei territori, con l’obiettivo dunque di programmare e ridare ai territori il compito di coordinare e di proporre.”