Legge di stabilità, tagli ai patronati, parte in Sicilia la mobilitazione

Posted on novembre 10, 2014, 5:12 pm
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“No al taglio ai patronati”. All’appello lanciato da Cgil, Cisl, Uil e Acli di Palermo a tutte le componenti politiche, nella prima mobilitazione unitaria cittadina svolta nella sede della Camera del Lavoro di Palermo, hanno aderito questa mattina un gruppo di deputati e senatori nazionali della maggioranza e della minoranza. Fronte comune fra i presenti, il senatore del gruppo misto Francesco Campanella, del movimento #Italia lavori in corso, gli esponenti del Pd Franco Ribaudo e Magda Culotta, e il deputato di Sel Erasmo Palazzotto, e i sindacati. I deputati hanno confermato il loro impegno per sopprimere, attraverso l’emendamento già presentato dal Pd con 140 firme, l’articolo 26 del comma 10 della Legge di stabilità, che riduce di altri 150 milioni il fondo patronati, con una modifica che porta il prelievo sul gettito contributivo dei lavoratori da 0,226 per cento a 0,148 per cento. All’incontro erano presenti i rappresentanti dei patronati di Inca Cgil, Inas Cisl, Ital Uili e Acli. La mobilitazione intanto continua. Sabato 15 novembre, per la giornata già indetta di mobilitazione nazionale, a Palermo si terrà un presidio in piazza Castelnuovo per diffondere la raccolta di firme alla petizione “No ai tagli ai patronati”. Sarà presente al Politeama il presidente nazionale dell’Inas Antonio Sorgi. Il colpo di scure del governo sui patronati arriva in un momento in cui – hanno detto stamattina i sindacati – nei patronati il lavoro è in crescita, con un aumento delle richieste di intervento. “Quello del governo è un taglio eccessivo e balordo, che mette in seria discussione l’esistenza in vita dei patronati, riconosciuti come servizi di pubblica utilità dalla Corte costituzionale – hanno dichiarato Angela Biondi, segretaria organizzativa Cgil, Mimmo Milazzo, segretario generale Cisl Palermo Trapani, Luisella Lionti, segretaria organizzativa Uil e Ignazio Beninati, presidente Acli Palermo- II sistema dei patronati svolge la funzione di presidio democratico: un servizio che è in grado di rispondere al 90 per cento delle richieste che i cittadini presentano ai nostri sportelli. E solo il 40 per cento di queste richieste è coperto dal fondo, il resto del lavoro svolto è gratuito. Le risorse che il governo vuole abolire non sono statali. Giù le mani: i lavoratori finanziano il fondo con i loro soldi”.
Le quattro organizzazioni, Inca-Cgil, Inas-Cisl, Ital-Uil e Acli di Palermo, riunite nel coordinamento Ce.pa, con la loro rete di sportelli distribuita sul territorio provinciale forniscono assistenza per ogni tipo di servizio, da quelli pensionistici, alle domande di maternità, ai servizi per gli immigrati. La Cgil mette a disposizione 15 sedi dell’Inca, e 21 dipendenti. La Cisl con l’Inas ha 20 sedi e 22 dipendenti. L’Ital Uil ha 28 sportelli e 33 operatori. E L’Acli ha trenta sedi e sette dipendenti più la rete dei volontari. “Il governo sa benissimo che i patronati oggi stanno sopperendo al lavoro che l’Inps non svolge più da quando ha attuato il processo di telematizzazione totale – hanno aggiunto i responsabili delle organizzazioni – Non è stata tenuta in conto la scarsa alfabetizzazione informatica della gente, che al Sud ha tassi altissimi. Ai cittadini non basta un Pin: tutti, e non solo le fasce più svantaggiate, si rivolgono a noi perché cercano il personale qualificato e il supporto telematico che sanno di trovare nei nostri patronati”. Domani parte la mobilitazione anche a Trapani con la conferenza stampa che si terrà alle ore 11 nei locali della UilTrapani in via Nausica 53, alla presenza dei direttori dei patronati IncaCgil, Inas Cisl, Ital Uil e Acli di Trapani, rispettivamente Liria Canzoneri,Salvatore Grassa, Tommaso Macaddino e Biagio Clorofilla. “Itagli delle risorse ai patronati previsti dalla Legge di Stabilità – affermano- colpiranno in maniera pesante la tutela gratuita dei cittadini. Ci teniamo aprecisare che il “Fondo patronati” è costituito dal contributo dei lavoratorie dei datori di lavoro ed è pari allo 0,226 dei contributi assicurativi versatiannualmente all’Inps e all’Inail, per cui è chiaro che non si tratta di risorsefinanziarie che gravano sulle casse dello Stato, ma di quote di contribuzionedei lavoratori”.